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Una Leningrado tesa e affilata con Sanderling e la Sinfonica di Milano

SHOSTAKOVICH Sinfonia n. 7 in do maggiore op. 60 «Leningrado» Orchestra Sinfonica di Milano, direttore Michael Sanderling

Milano, Auditorium di Milano, 23 marzo 2025

Quello tra la musica di Dmitri Shostakovich e la bacchetta di Michael Sanderling siè rivelato un connubio vincente, sancito dai calorosi applausi del folto ed emozionato pubblico presente all’Auditorium di Milano nel nuovo appuntamento della stagione dell’Orchestra Sinfonica di Milano. Protagonista indiscussa la Sinfonia di Leningrado.

Si è dibattuto molto sugli scopi propagandistici legati alla Settima di Dmitri Shostakovich, salutata come il trionfo della resistenza e divenuta popolare in patria come vera e propria icona del coraggio di una città contro l’oppressore nazista. Fu anche approntato un programma per ogni movimento (guerra, reminiscenze, gli spazi sconfinati della patria, vittoria) che poi il compositore ritirò. Dopo la sua morte alcuni studiosi ribaltarono il significato dell’opera trasformandola in una sorta di grande requiem per le vittime e per tutti coloro che avevano sofferto le angherie del totalitarismo di stato in Russia.

L’interpretazione di Michael Sanderling alla guida di una sempre ottima Orchestra Sinfonica di Milano ha rivelato proprio l’aspetto tragico che promana anche dai momenti più apparentemente eroici e ottimistici della partitura. E partirei proprio dalle ultime pagine del grandioso finale, che nella sua voluta vacua retorica è risuonato qui veramente sinistro, luttuoso e commovente. Nonostante la tonalità solare di do maggiore, ciò che si è sentito non è parsa la glorificazione di una vittoria, la celebrazione del trionfo sul nemico, ma appariva più come un urlo munchiano d’accusa di irresistibile efficacia. Un finale contraddittorio che ben si sposa con il mondo poetico e spirituale di Shostakovich, il quale, giova ricordare, compose freneticamente buona parte della Leningrado nel 1941 sotto le bombe.

Sanderling ha al suo attivo una delle migliori integrali sinfoniche del compositore russo registrate negli ultimi anni e fin da giovane assimilò la sua musica tramite la lezione del padre Kurt, apprezzato direttore d’orchestra tedesco, che con Shostakovich aveva instaurato uno stretto rapporto d’amicizia e collaborazione. Ha mostrato di conoscere la partitura in primo luogo dal punto di vista formale. L’imponente impianto architettonico della sinfonia è stato restituito con estrema lucidità. Pur non attenuando i contrasti, ha mostrato totale dominio delle transizioni facendo apparire ogni episodio come necessario e inevitabile (ad esempio le imprevedibili irruzioni che caratterizzano le parti centrali del secondo e del terzo movimento) puntando su una narrazione incandescente che sapeva però richiudersi in sé stessa, anche al limite dell’udibile, per poi esplodere in momenti di irresistibile esuberanza fonica. E a tal proposito anche la gestione dei crescendo e dei conseguenti climax sonori è parsa efficace. A cominciare dal celebre tema dell’invasione che costituisce il cuore dell’Allegretto iniziale. Il processo di accumulazione timbrica su un ostinato ritmico e melodico che lo contraddistingue, e che fatalmente rimanda al Boléro di Ravel, aveva qui un sapore meno marionettistico ma più drammaticamente inquietante.

In sostanza questa esecuzione ha fatto della tensione drammatica continua e incessante la sua carta vincente. Una interpretazione corrusca, risoluta, minacciosa, a tratti convulsa, che anche nei momenti più lirici, appannaggio delle prime parti dei legni (da lodare senza riserve), si è mantenuta tesa e spesso raggelante. Michael Sanderling non ha puntato le sue carte su una visione interpretativa descrittiva, a programma, della partitura, ma ha plasmato questa Settima come un potente e lancinante canto funebre costruito sulle emozioni, che, nonostante l’indubbia spettacolarità di molte pagine fatte di clangori e propulsione ritmica, ha saputo toccare nel profondo.

Massimo Viazzo

Foto: Angelica Concari

Data di pubblicazione: 24 Marzo 2025

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